martedì 28 ottobre 2008

La riabilitazione di Galileo

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Il 31 ottobre 1992, Papa Giovanni Paolo II pronunziò un discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze che aveva per tema Galileo Galilei. Era il riassunto dei lavori di una commissione istituita da lui stesso il 3 luglio 1981, composta "dei teologi, degli scienziati e degli storici" che "animati da spirito di sincera collaborazione, approfondissero l’esame del caso Galileo e, in un riconoscimento leale dei torti, da qualunque parte essi venissero, facessero scomparire la sfiducia che questo caso ancora oppone, in molti spiriti, a una fruttuosa concordia tra scienza e fede".
Dunque l'affaire Galilei ritornava alla ribalta, in occasione del 350^ anniversario della morte, avvenuta il giorno 8 gennaio 1642, ormai cieco e al confino in una villa di Arcetri, con un corpo fiaccato e indebolito da anni e anni di torture inflittegli dalla Santa Inquisizione. Il lavoro dello scienziato pisano aveva aperto una breccia nelle monolitica cultura ecclesiastica, basata sulle Sacre Scritture, causando le ire dei conservatori dell'epoca. Già allora c'erano indicazioni in Sant'Agostino che, di fronte alle prove di Galileo, si dovesse pensare a errori nell'interpretazione delle Scritture, piuttosto che a errori nelle Scritture. Tuttavia, si preferì evitare di mettere in discussione un sistema di interpretazioni vetusto e palesemente sbagliato e apparve più semplice contrastare e offendere un uomo solo. Con questo la Chiesa fece forse uno dei più grandi errori della sua storia, che, come scrive Papa Giovanni Paolo II, generò un mito che "ha giocato un ruolo culturale considerevole; esso ha contribuito ad ancorare parecchi uomini di scienza in buona fede all’idea che ci fosse incompatibilità tra lo spirito della scienza e la sua etica di ricerca, da un lato, e la fede cristiana, dall’altro. Una tragica reciproca incomprensione è stata interpretata come il riflesso di una opposizione costitutiva tra scienza e fede. Le chiarificazioni apportate dai recenti studi storici ci permettono di affermare che tale doloroso malinteso appartiene ormai al passato."

Oggi - continua Papa Giovanni Paolo II - "quel che importa, in una teoria scientifica o filosofica, è innanzitutto che essa sia vera o, almeno, seriamente e solidamente fondata. E il fine della vostra Accademia [Pontificia - n.d.a.] è precisamente quello di discernere e far conoscere, allo stato attuale della scienza e nel campo che le è proprio, ciò che può essere considerato come verità acquisita o almeno dotata di una tale probabilità che sarebbe imprudente e irragionevole respingerla. In questo modo potranno essere evitati inutili conflitti."

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