martedì 12 settembre 2017

Prevista una nuova tempesta geomagnetica per il 13/9

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Grazie al potente flare solare di classe X8 avvenuto il 10 settembre scorso, c’è un 75% di probabilità di tempeste geomagnetiche moderatamente forti (di classe G2) previste per il 13 settembre. Questo flare ha spinto una CME nello spazio e ha accelerato uno sciame di protoni energetici verso la Terra.



Le sottili righe bianche presenti nella foto qui sopra, non sono stelle, ma sono protoni solari che hanno colpito la fotocamera digitale della SOHO: una vera e propria bufera di neve digitale!
Quello che ha reso così "radioattivo" questo flare, ha che fare con la posizione di AR2673 al momento dell'esplosione. Il lembo occidentale del Sole è magneticamente ben collegato alla Terra. Normalmente, le tempeste di radiazione solare sono tenute a bada dal campo magnetico del nostro pianeta e dall'alta atmosfera.  Tuttavia in settembre c'è stato un "evento a terra" (GLE, Ground Level Event). I monitor nell'Artico, nell'Antartico e in numerose altre località ad alta latitudine hanno rilevato un aumento di particelle che raggiungono la superficie della Terra: in termini storici, questo è stato un evento a terra relativamente piccolo - solo un millesimo rispetto all'evento del 23 febbraio 1956, il più grande mai misurato. Tuttavia, ciò non significa che il GLE di questo mese sia trascurabile.I passeggeri che volavano su percorsi ad alta latitudine a 12.000 metri durante la prima ora del GLE, hanno assorbito circa il doppio di radiazioni rispetto alla norma. Il  GLE potrebbe aver minacciato qualche guasto all'elettronica di bordo degli aerei, sebbene nulla a confronto del GLE del 1956, che sarebbe molto impegnativo da gestire per i sistemi moderni. Dato che le misurazioni sono iniziate intorno al 1942, sono stati rilevati 73 eventi di radiazione a livello di terra. L'evento del 10 settembre 2017 è ben lontano da essere il più forte, ma è di particolare interesse perché dimostra la necessità di una vigilanza continua anche durante il minimo solare.

lunedì 11 settembre 2017

Cocoon Nebula (Nebulosa Bozzolo, Ic5146)

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Ic 5146 è una piccola nebulosa diffusa a forma di "Bozzolo", collocata nel Cigno settentrionale a circa 3.300 anni luce da noi, connessa ad una notevole nebulosa oscura, designata come Barnard 168, che corre verso di essa da nord-ovest.
Quest'ultima è visibile al meglio con un binocolo 20x100, mentre per vedere il "Bozzolo"  occorre un telescopio di 25/30cm abbinato ad un filtro Uhc oppure H-beta (no OIII).
Diverse linee scure sono sovrapposte alla nebulosa Cocoon stessa. All'interno del Cocoon si sta sviluppando un ammasso aperto di giovani stelle. Come altre zone di formazione stellari, la Nebulosa Cocoon è allo stesso tempo una nebulosa ad emissione, una nebulosa a riflessione ed una nebulosa ad assorbimento. La stella centrale della nebulosa, che si è formata circa 100.000 anni fa, fornisce ora la fonte di energia per la maggior parte della luce emessa e riflessa della nebulosa. La struttura globulare della Nebulosa Cocoon è rara in questa parte della Via Lattea, dominata da grandi regioni diffuse HII.

 

domenica 10 settembre 2017

Addio AR2673?

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La regione attiva AR2673 si è materializzata con una velocità sorprendente il 3 settembre scorso. Tre giorni dopo ha scatenato la più forte eruzione solare da più di un decennio ad oggi, un'eruzione di classe X9.3 che ha lanciato una CME direttamente sulla Terra. Ma purtroppo questa regione attiva ora è scomparsa dal lato a noi visibile, iniziando un viaggio di due settimane attraverso la parte posteriore del Sole.
Riapparirà fra 14 giorni a partire da oggi? E come sarà?
Domanda a cui si potrà rispondere solo fra un paio di settimane.
Se la regione attiva riapparirà, avrà una nuova numerazione, anche
se in realtà è sempre la stessa.
Ieri il nostro socio Michele Brusa è riuscito ad immortalare un ultimo saluto
che ci ha regalato questa stupenda regione attiva, un getto di plasma che con uno
slancio ha abbandonato il Sole.
Questo grazie ad un flare solare di classe C1.5 avvenuto alle 9:27 locali del 9 settembre.
Immagini elaborate da Roberto Baldini.





I

Nebulosa Bolla (Ngc 7635)

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Soffiato dal vento proveniente da una stella massiccia, questo fantasma interstellare ha una forma sorprendentemente familiare.
Catalogata come NGC 7635, è anche conosciuta più semplicemente come Nebulosa Bolla.
Anche se appare delicata, la bolla di 10 anni luce di diametro manifesta le prove di processi violenti in atto. All'interno della bolla vi è una calda stella di tipo O (SAO 20575), centinaia di migliaia di volte più luminosa e circa 45 volte più massiccia del Sole. Un vento stellare impetuoso e l'intensa radiazione dalla stella ha fatto saltare l'assetto del gas incandescente contro il materiale più denso di una nube molecolare circostante.
L'affascinante Nebulosa Bolla e il complesso di nubi associate si trovano a ben 11.000 anni luce di distanza nella luminosa costellazione di Cassiopea.
Immagine ottenuta in tricromia stretta, applicando un set di filtri OIII, SII ed H-alpha.


giovedì 7 settembre 2017

Iris Nebula (Ngc 7023 in Cepheus)

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La Nebulosa Iris NGC 7023 o anche Caldwell 4 ed LBN487, è una nebulosa a riflessione piuttosto brillante che si trova in Cepheus, una costellazione alta nel cielo notturno dell'estate.
NGC 7023 è la designazione dell'ammasso associato alla nebulosa LBN 487, che è illuminata per riflessione dalla stella SAO 19158 che è di magnitudine 7.
La nebulosa Iris ha una magnitudine integrata di +6.8 e si trova nelle vicinanze della stella variabile T-Cephei (tipo Mira), e piuttosto vicina alla stella variabile Beta Cep (Alphirk) che è di magnitudine media +3.2. La nebulosa dista da noi 1300 anni luce ed ha un diametro di circa 6 anni luce, mentre le dimensioni apparenti sono di 18x18 primi.

Le sue coordinate sono: A.R. 21h 01m 35s, DEC +68° 10


M 92

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La sfortuna di questo bellissimo ammasso globulare è di essere relegato in una zona del firmamento vicina al più maestoso M13. In qualsiasi altra costellazione si fosse trovato, M92 avrebbe rappresentato, di per se stesso, l'attrattiva maggiore.
La sua distanza da noi è pari a 27.000 anni luce che va riducendosi di 120 km ogni secondo.
E' il più settentrionale dei globulari di Messier, e alle nostre latitudini passa prioprio allo zenit: è quindi un oggetto ideale da osservare, le cui componenti esterne possono essere risolte anche con un semplicissimo 114/900.

Le indagini condotte su Messier 92, in particolare sulla composizione delle sue stelle e del suo gas, hanno rivelato che questo ammasso, così come gli altri di questo tipo presenti nella Via Lattea, è assai povero di elementi chimici più pesanti dell’idrogeno e dell’elio. Un indizio che rafforza l’idea secondo la quale gli ammassi globulari, M92 compreso, siano estremamente antichi ed avere età attorno ai 13 miliardi di anni. Ciò  vuol dire che questi giganteschi agglomerati stellari si sarebbero formati appena qualche centinaio di milioni di anni dopo il Big Bang.

Il Sole di oggi, 7 settembre 2017

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Il 6 settembre alle  12:02 UT, la regione attiva AR2673 ha scatenato un importante
flare solare di classe X9.3: si tratta del più forte brillamento solare dell'ultimo decennio.

   (Credit: Solar Dynamics Observatory)

I raggi X e le radiazioni UV provenienti dall'esplosione solare hanno ionizzato
la parte superiore dell'atmosfera terrestre,
causando un forte blackout radio nelle onde corte che ha interessato Europa, Africa e
Oceano Atlantico.


Le immagini coronografiche del "Solar and Heliospheric Observatory"  confermano
che l'esplosione ha anche prodotto una Espulsione di Massa Coronale (CME, Coronal Mass Ejection)
con una componente diretta verso la Terra.
Questa CME probabilmente arriverà sul nostro pianeta l'8 settembre,
portando con sé una elevata probabilità di tempeste geomagnetiche di classe G2 o G3.
Inutile sottolineare l'importanza di osservare il Sole con telescopi halpha in questi
giorni, perchè si tratta di un vero e proprio spettacolo.
Le due foto qui sotto, ottenute oggi da Michele Brusa ed elaborate da Roberto Baldini,
mostrano: foto 1 la regione attiva 2674 e 2673, foto 2 la regione attiva 2673 in dettaglio.




mercoledì 6 settembre 2017

Esteso gruppo di macchie solari e regione attiva AR 2673

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Siamo vicini al minimo solare della nostra stella, ma da alcuni giorni sulla sua superficie si susseguono gruppi di macchie particolarmente estesi e facilmente visibili anche con un semplice telescopio dotato di filtro solare.


Oltre all’esteso gruppo di macchie associato alla regione attiva AR 2674, con una macchia piuttosto grande all’estremità occidentale, negli ultimi giorni ha catturato l’interesse degli osservatori solari un’altra regione attiva denominata AR 2673.
Lo scorso 2 settembre la regione mostrava una singola e piccola macchia solare che inaspettatamente il giorno successivo ha avuto una rapida trasformazione: le dimensioni di questa regione sono rapidamente e vistosamente aumentate e la macchia è diventata una delle più grandi del 2017.
In questa regione si susseguono brillamenti solari di una certa importanza: il 4 settembre se ne sono accesi ben due di classe M1 ed altri potrebbero svilupparsi nelle prossime ore, con emissioni di particelle in grado di raggiungere la Terra e conseguentemente produrre tempeste geomagnetiche e aurore boreali.
Gli appassionati con telescopi solari  possono seguire in prima persona l'evoluzione futura di questo gruppo di macchie, così come abbiamo fatto oggi io e Roberto Baldini. L'immagine qui sotto è stata ottenuta oggi 6 settembre, dall'Osservatorio di Monteromano con un telescopio halpha.



martedì 5 settembre 2017

La stella che sconvolgerà il nostro Sistema Solare

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Apparentemente è innocua, si chiama Gliese 710  ed è una piccola stella (più piccola del Sole con una massa pari a 0,67 masse solari) che brilla di magnitudine 9,69 nella costellazione del Serpente, più precisamente nella porzione della "coda" alla sinistra di Ofiuco.

I dati forniti da Hipparcus, il satellite che ha misurato le parallassi di oltre 118.000 stelle nel braccio della Via Lattea in cui si trova il Sole, indicano che questo astro si trova a 62 anni luce da noi.

Perchè allora questo titolo allarmistico? In realtà Gliese 710 è una stella che possiede un "blue shift" e cioè il suo spettro è spostato verso il blu, segno che questa stella si sta avvicinando al sistema solare.

Gli ultimi dati forniti questa volta dal satellite Gaia dell'ESA indicano che la stella si sta avvicinando con una velocità relativa di -13,8 km/sec e con una traiettoria che la porterà ad avvicinarsi molto  al Sole, per lo meno molto di più  rispetto a quanto si pensava dalla prima analisi dei dati di Hipparcos.

Niente paura, il transito di Gliese 710 avverrà tra 1,35 milioni di anni (!) quindi NESSUN PERICOLO fino allora per il nostro pianeta, ma lo scenario previsto è piuttosto interessante => all'epoca la stella andrà a splendere di magnitudine -2,7 (stima di Filip Berski e Piotr Dybczyńskim) e sarà quindi il secondo astro della sera dopo Venere! Questo perchè verrà a trovarsi ad appena 77 giorni luce dal Sole! Tenendo che adesso la stella più vicina si trova a poco meno di 4 anni luce, questo avvicinamento risulterà davvero straordinario.

77 giorni luce corrispondono a circa 0,2 anni luce di distanza, quindi nessun rischio di collisione, ovviamente, ma Gliese 710 andrà a spazzare la Nube di Oort, e questa cosa non sarà da sottovalutare: migliaia di "comete dormienti" in tranquilla orbita di parcheggio intorno al Sole potrebbero iniziare (e avranno già iniziato nei millenni precedenti) a muoversi verso l'esterno e l'interno del Sistema Solare

Se il lato positivo sarà quello che le generazioni di allora vedranno i loro cieli diventare altamente spettacolari, adornati dello splendore di Gliese 710 e dal transito sulla volta celeste di un numero crescente di comete, il rovescio della medaglia sarà un elevato rischio di pericolose collisioni di molte comete con i pianeti del Sistema Solare.

Alcuni calcoli preliminari, tutti da confermare, indicano che il transito di Gliese 710 potrà fare aumentare, da un mero punto di vista statistico, il numero totale di tutti crateri sulla Terra di circa un + 5% rispetto al numero totale attuale. Grosso modo il nostro pianeta potrà rischiare dalle 5 alle 10 collisioni cometarie? Forse no, ma tenete conto che la stessa Cintura di Kuiper potrebbe venire perturbata!

Sarà Gliese 710 la nostra Armageddon? E' una ipotesi sia affascinante che inquietante, anche se interesserà solo gli eventuali abitanti  di una Terra dal futuro lontanissimo, solamente  tra 1 e 2 milioni di anni a venire...chi vivrà vedrà! :-)

Ricordiamo, comunque, che altre stelle si avvicineranno al sole, più o meno una dozzina, ma Gliese 710 sarà quella che transiterà più vicino al nostro Sistema Solare...

***

domenica 3 settembre 2017

Nebulosa Dumbbell in HOO Palette e Hubble Palette

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La Nebulosa Manubrio (nota anche come Nebulosa DumbBell, dalla corrispondente denominazione inglese o con la sigla di catalogo M 27) è una celebre e brillante nebulosa planetaria visibile nella costellazione della Volpetta.

Riporto qui sotto la descrizione di Charles Messier:
"Il 12 luglio 1764 ho lavorato alla ricerca di nebulose e ne ho scoperta una in Vulpecula fra le due zampe anteriori, molto vicina alla quattordicesima stella di questa costellazione secondo il catalogo di Flamsteed; la si vede molto bene con il rifrattore non acromatico di 3 piedi e mezzo di focale. L'ho esaminata a 104 ingrandimenti con un telescopio gregoriano: appariva ovale e non conteneva alcuna stella, ha diametro di circa 4 minuti di grado. Ho comparato questa nebulosa alla stella vicina che ho appena nominato: ne è risultata una ascensione retta di 279° 21' 41" ed una declinazione settentrionale di 22° 04' 41" [Charles Messier, da: "Un viaggio nella Astronomia del '700"].

Come si potrà notare, la descrizione di Charles Messier è concisa, ma abbastanza riduttiva nei confronti di una delle più belle nebulose del cielo in assoluto. E' stata chiamata "Dumb-Bell" in quanto nelle fotografie a lunga posa ricorda un manubrio per il sollevamento pesi (con un pò di immaginazione, però!). La Dumbell (M27) non ha un aspetto "planetario" nel senso classico, ma sembra più che altro formata da due fusi di luce disomogenei e con bordi esterni abbastanza definiti.
La nebulosa dista circa 1.360 anni luce da noi, è di magnitudine apparente 7,5 e ha un diametro apparente di 8' x 5,6'.
Nel 1970 fu calcolata la velocità di espansione reale, pari a 31 km/s. Dal suo raggio di poco più di 1 anno luce e dalla sua velocità di espansione, si può calcolare a ritroso il tempo necessario per arrivare a tali dimensioni, che risulta essere di 9.800 anni.
Quindi la DumbBell ha avuto origine, appunto, 9.800 anni fa.




L'immagine qui sopra della Dumbbell non è stata ottenuta in colori reali, ma con particolari filtri selettivi a banda stretta per metterne in rilievo i dettagli.

Ho eseguito due differenti riprese, una con un filtro idrogeno-alfa (H-alpha) e un'altra con il filtro ossigeno III (OIII); successivamente ho elaborato l'immagine finale unendo le due differenti riprese, con la cosiddetta HOO Palette
A differenza della Hubble Palette che associa il rosso allo zolfo SII, il verde all'H-alpha e il blu all'OIII, l'HOO Palette associa il rosso all'H-alpha e il verde e blu all'OIII.



L'immagine qui sopra è sempre stata ottenuta con la Hubble Palette; mi è stato sufficiente aggiungere un'immagine ottenuta con lo zolfo SII alle altre due fatte precedentemente in H-alpha e OIII, e sostituire l'abbinamento colore dei 3 filtri. Ossia ho associato il rosso allo zolfo SII, il verde all'H-alpha e il blu all'OIII. Ho così ottenuto un'immagine più dettagliata, ma meno delicata e quindi meno gradevole alla vista.

sabato 2 settembre 2017

NGC 7006, un ammasso globulare posto nella costellazione del Delfino

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Tra gli ammassi globulari, NGC 7006 è uno dei più distanti, essendo lontano più di 135.000 anni luce.
In questa foto da me ottenuta con una Nikon D7000 applicata al telescopio, si vedono a centro immagine delle lontanissime galassiette di campo. Sono galassie intorno alla 17esima magnitudine o più deboli, per cui ritengo che la reflex abbia lavorato molto bene, nonostante nell'immagine sia visibile del rumore/noise (ossia l'insieme di segnali in tensione o corrente elettrica indesiderati che si sovrappongono al segnale utile trasmesso).
Questa immagine è il frutto della media (average) di 25 pose da 3 minuti l'una, per un totale di 75 minuti di posa.
Sicuramente esponendo per un paio d'ore o più, l'immagine sarebbe risultata più "pulita".


Nebulosa Nord America, Ngc 7000

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Osservando ad occhio nudo la zona posta a 3° Est dalla luminosa αlpha Cyg (Deneb), si può notare un debole rinforzo della Via Lattea, appena percettibile ed esteso circa 1°. Le condizioni di trasparenza devono essere molto buone, sotto un bel cielo scuro di montagna, se si vuole avere successo nell'impresa.
Si tratta della parte più luminosa di un vasto complesso di nubi gassose che comprende la Nebulosa Nord America (Ngc 7000), la Nebulosa Pellicano (Ic 5067/70) e la sacca oscura di polveri LDN 935. 
La Nebulosa Nord America venne battezzata così da M. Wolf e la regione di questo nome diventa evidente non appena si dia uno sguardo ad una fotografia dell'oggetto.


Astrometria di asteroidi

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Migliori immagini e ricostruzioni 3D dell'asteroide 3122 Florence, recentemente balzato alle cronache mondiali per il suo passaggio ravvicinato alla Terra (18 volte più lontano della distanza Terra-Luna)

Per ottenere una misura astrometrica di un asteroide, occorre acquisire tre immagini, prese a distanza di circa 10 minuti l'una dall'altra, onde evidenziare il moto del pianetino tra le stelle (la distanza temporale tra le immagini dipende dalla focale dello strumento e dal moto proprio dell'oggetto). Una volta ottenuti i tre frame, si puo' passare alla fase di misura, durante la quale l'operatore
indica al software quali sono le stelle di riferimento scelte e quale e' l'asteroide (alcuni programmi lavorano in automatico). Una volte ottenuta la misura precisa, occorrerà compilare un file di testo contenente il nome dell'oggetto osservato, il tempo e la sua posizione, e infine inviarlo al Centro tramite posta elettronica.

Prima di concludere voglio solo accennare alla possibilita' di imbattersi, nel corso delle osservazioni, in asteroidi a prima vista sconosciuti. Prima di pensare ad una nuova scoperta, occorre verificare che davvero gli archivi del MPC non contengano questo potenziale nuovo corpo. Si puo' utilizzare un apposito servizio on-line. Qualora questa verifica sembri confermare la scoperta, occorre ripetere le osservazioni la notte successiva, dato che il MPC non rilascia designazioni relative a nuovi oggetti se non dopo aver ricevuto dati ottenuti in due notti indipendenti. Sara' il Centro a comunicare, dopo accurati controlli, l'esito della segnalazione.