sabato 31 gennaio 2009

Recensione: L'invenzione del Big Bang

Il tuo giudizio : 

Una delle cose piacevoli delle conferenze è che spesso si conoscono persone molto interessanti. Lo scorso 17 gennaio, sono stato al Festival della Scienza di Roma per presentare le conferenze di Jean-Pierre Luminet e Fulvio Melia. Avevo già incontrato Melia a qualche congresso, dato che lavoriamo in settori di ricerca affini, ma non conoscevo Luminet, se non da un suo libro Finito o Infinito, scritto con Marc Lachièze-Rey e pubblicato da Cortina (2006). La piacevole giornata della conferenza si è conclusa con un'interessante discussione di astrofisica e cosmologia con Luminet di fronte a gustosi piatti della raffinata cucina romana. Al mio ritorno a casa, ho deciso di leggere altri testi di Luminet e ho iniziato con L'invenzione del Big Bang (Dedalo, Bari, 2006).
Ho appena chiuso l'ultima pagina del volume e mi sono messo subito a scrivere le mie impressioni, perché questo libro mi ha veramente sorpreso. E dopo avere letto centinaia e centinaia di volumi, questo ormai mi capita di rado.
Come dice il sottotitolo, il volume tratta della storia dell'origine dell'universo, o - meglio - tratta della storia delle teorie e osservazioni volte a scoprire l'origine dell'universo. Leggendo questo viene da dire che ci sono già moltissimi libri che affrontano questo argomento. Dunque, perché quello di Luminet è meglio di altri?
Per prima cosa, Luminet scrive con uno stile chiaro e asciutto, senza perdersi, come fanno altri autori, in ridondanze o in un mare di fumo per nascondere che non hanno niente da dire. Invece, Luminet ha qualcosa da dire e lo dice!
Documenti storici alla mano, dimostra il ruolo fondamentale che hanno avuto Friedmann, Lemaitre e Gamow nella costituzione della moderna teoria del Big Bang. Eppure questi scienziati sono poco considerati, se non apertamente trascurati dal molti storici e spesso anche dagli stessi cosmologi. Per esempio, oggi tutti pensano a Edwin Hubble come colui che scoprì l'evidenza dell'espansione dell'universo e la legge che collega la velocità di allontanamento con la distanza prende il suo nome, come anche la costante di proporzionalità presente in questa legge. Pochi però sanno che questa legge e relativa costante erano già state scoperte qualche anno prima da Lemaitre! Alla base dell'inghippo sta forse il fatto che la parte di testo dell'articolo di Lemaitre che discute questa legge è presente nell'articolo originale in francese, ma scompare misteriosamente nella traduzione in inglese.
Inoltre, Luminet nota come la radiazione cosmica di fondo sia stata scoperta più di vent'anni prima di Penzias e Wilson: Theodore Dunham e Walter Adams avevano osservato delle righe di assorbimento interstellare da molecole di CH e CN, che provenivano da stati eccitati a una temperatura di 2.3 K! Questo nel 1937 e 1941, mentre Penzias e Wilson effettuarono la scoperta, che gli valse il premio Nobel, a metà degli anni sessanta.
Il libro di Luminet è quindi una lettura importante e, direi, obbligata per chiunque si interessi di cosmologia. Non si tratta di pignoleria: come nota anche l'autore, la corretta attribuzione delle scoperte o delle invenzioni è uno degli aspetti fondanti della pratica scientifica e, di solito, sono persone di pochi scrupoli (e che non hanno mai scoperto qualcosa di cui devono difendere la priorità...) coloro che li sottovalutano o li considerano inutili. Cosa che condivido pienamente e a cui aggiungo le parole scritte da Peter Medawar nel suo Consigli a un giovane scienziato (p. 57-58):

"Nella ricerca i problemi connessi ai riconoscimenti sono sentiti con particolare intensità perché, prima o poi, le idee scientifiche divengono proprietà comune, cosicché l'unico sentimento concesso allo scienziato è l'orgoglio di essere stato il primo ad avere quella data idea, e insomma di avere trovato una soluzione o la soluzione prima di chiunque altro. Non vedo niente di riprovevole in questo tipo di orgoglio. Certo, l'avidità, la bassezza, la reticenza e l'egoismo sono disprezzabili in uno scienziato tanto quanto in chiunque altro; ma la sufficienza con cui taluni considerano il desiderio del ricercatore di vedere riconosciuti i propri meriti, rivela una triste mancanza di comprensione umana."

Quindi, il libro di Luminet è una doverosa lettura, per ridare il giusto merito a tre scienziati che tanto hanno dato alla scienza, ma ben poco hanno ricevuto in cambio. Oltretutto, come ho già scritto, è un testo avvincente che si legge molto bene, con una cospicua documentazione in diverse appendici finali.

4 commenti:

Annarita ha detto...

Complimenti Luigi. Un altro post straordinario e potente sotto l'aspetto divulgativo. Posso pubblicarlo su Scientificando, citando come al solito la tua paternità?

Buona domenica
Annarita

Luigi Foschini ha detto...

Ma certamente! :-)
Grazie per i complimenti.

Approfitto dell'occasione per ricambiare e complimentarmi con te per il tuo sito "Scientificando".

Annarita ha detto...

Ciao, Luigi. Ho appena pubblicato la tua recensione su Scientificando.

Ti ringrazio dei complimenti.

A presto.
annarita:)

Annarita ha detto...

Ciao, Luigi. Diversi lettori si sono complimentati con te su Scientificando. Se potessi passare a lasciare un commento sarebbe una bella cosa!:)

salutoni
annarita