venerdì 20 aprile 2007

Leonardo e l'interpretazione della luce cinerea

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Nel precedente post di Enrico c'è una bella foto di Luna crescente nelle vicinanze delle Pleiadi. La sottile falce lunare è luminosissima, ma sono chiaramente distinguibili particolari su tutta la superficie del nostro satellite non illuminata direttamente della luce solare.

E' il fenomeno della luce cinerea (in inglese ashen glow), detto anche "Luna vecchia tra le braccia della Luna nuova" (in inglese "the old Moon in the new Moon's arms").

Fu un genio italiano, Leonardo da Vinci, ad interpretare correttamente il fenomeno della luce cinerea nel 1510, come è scritto nel Codice di Leicester.



In pratica la parte della Luna non illuminata dal Sole viene illuminata dalla luce riflessa dalla Terra; questa luce viene poi rimandata verso il nostro pianeta debolmente riflessa dalla superficie lunare che possiede un albedo (potere riflettente) non particolarmente elevato.
In realtà Leonardo credeva erroneamente che il potere riflettente della Terra fosse dovuto all'aria e agli oceani, per cui riteneva che anche sulla Luna vi fossero atmosfera, mari ed oceani.

In realtà oggi sappiamo che l'acqua riflette appena il 10% della luce solare, il terreno dal 10 al 25% mentre oltre il 50% della luce riflessa dal nostro pianeta è dovuta alle nubi. Infatti nella famosa immagine ripresa dagli astronauti dell'Apollo 11, la Terra appare 50 volte più luminosa della Luna piena e le nubi decisamente più chiare delle scure masse d'acqua.

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