lunedì 30 giugno 2008

Tunguska99 vista dal basso...

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Ringrazio Angelo per le belle parole che ha scritto nel suo post di sabato scorso a proposito del centenario dell'evento Tunguska. Prendo al volo l'occasione per scrivere qualche ricordo personale della mia collaborazione con la spedizione scientifica Tunguska99 e dei miei lavori su Tunguska.
Nel 1998 mi stavo occupando dell'impatto in atmosfera di piccoli asteroidi (per esempio, il bolide di Lugo del 19 gennaio 1993 - articolo in inglese e in italiano, grazie alla cortesia di Lucio Furlanetto) e Tunguska era ovviamente un passo obbligato. Mi ero accorto che i modelli del tempo consideravano che il corpo cosmico (asteroide o cometa) entrasse in atmosfera a velocità supersoniche, mentre i valori del numero di Mach indicavano un regime ipersonico. Le equazioni per il flusso ipersonico sono leggermente differenti da quelle supersoniche. Applicai le equazioni corrette al caso Tunguska e ne uscì una soluzione ragionevole, che pubblicai in un articolo (inglese e in italiano), che fu accettato a fine 1998 e uscì all'inizio del 1999.
A quei tempi, Paolo Farinella mi era di grande aiuto e consiglio (facevo vedere i miei articoli a lui prima di inviarli alla rivista) e mi suggerì di contattare Giuseppe Longo, che stava organizzando la spedizione Tunguska99. Fu così, che mi unii alla spedizione con compiti di supporto logistico a Bologna, relazioni col pubblico e collaborazione scientifica. Era troppo tardi per partecipare come membro della spedizione, ma non c'era problema per me, dato che non ho certo lo spirito di Indiana Jones (per quanto mi piacciano molto i suoi film) e sono piuttosto "pantofolaio"...
Come supporto logistico in Bologna, fungevo da "ponte" tra gli esploratori nella taigà e i loro famigliari: ogni giorno, ci sentivamo via telefono satellitare e io ritrasmettevo informazioni e messaggi ai famigliari o trasmettevo ai membri della spedizione i messaggi dei loro cari. Ricevevo anche informazioni e fotografie, che usavo per preparare i comunicati stampa.
Molto divertente fu la parte di relazione con il pubblico, che mi diede una notorietà inattesa e fu da volano per i miei successivi lavori sull'argomento e sul libro che pubblicai, con Albino Carbognani, a fine del 1999. Non sempre erano rose e fiori: di tanto in tanto, mi arrivavano email insultanti di gente che non voleva ricevere i comunicati (sarebbe bastato un semplice "no, grazie") oppure c'erano quelli che volevano convincermi a tutti i costi a dare un supporto di qualche genere alle loro teorie "esotiche". In questi casi, facevo di tutto per impormi cortesia e cordialità... D'altro canto, le relazioni con il pubblico mi diedero l'opportunità di interagire con personaggi del calibro di Freeman Dyson e Arthur C. Clarke, che erano molto interessati alla spedizione.
Un resoconto più ampio e dettagliato di Tunguska99 è stato pubblicato da Nanni Riccobono (che, a dispetto del nome maschile, è una donna, nota giornalista scientifica) in un libro uscito l'anno successivo. Per ringraziarmi della consulenza scientifica, la Nanni mi fece protagonista del un racconto che conclude il volume. Infatti, il libro è strutturato in 3 parti: la prima parte è un racconto ambientato ai giorni nostri e che narra cosa succederebbe se ci fosse un evento Tunguska a Roma, con Paolo Farinella come protagonista; la seconda parte, la parte centrale del volume e più corposa, narra le vicissitudini (reali) della spedizione Tunguska99; infine, la terza parte, è ancora un racconto, ma stavolta ambientato in un futuro dove l'umanità ha imparato a difendersi da eventi di questo genere e qui, come dicevo, sono stato messo come protagonista. Basta, non vi dico altro, se non: leggete il libro!
Negli anni successivi, mentre iniziavano le fasi di analisi dei campioni di materiali raccolti nel lago Cheko che avrebbero poi portato alla scoperta di un cratere da impatto, cercai di migliorare la teoria della frammentazione esplosiva in atmosfera. Nel marzo 1999, ero stato ospite di Zdenek Ceplecha, all'Osservatorio Astronomico di Ondrejov (Repubblica Ceca). Durante le piacevoli discussioni di quei giorni, Ceplecha aveva attirato la mia attenzione sul fatto che, dai dati osservativi, risulta che i piccoli asteroidi si frammentano a pressioni dinamiche circa un ordine di grandezza più piccole della resistenza meccanica del corpo cosmico. La maggioranza degli autori aveva deciso di mantenere invariate le equazioni del moto in atmosfera e di considerare che ci fossero delle particolarità nella struttura e composizione degli asteroidi. Io stesso, in occasione dell'articolo sul bolide di Lugo e poi anche per Tunguska, avevo suggerito che certi asteroidi potessero avere delle "caverne" interne, così grandi da non essere compattate nelle fasi iniziali del tragitto in atmosfera e che, una volta divelte dalla pressione dinamica, lasciassero delle cavità aperte che facevano una specie di "effetto paracadute" che rallentava improvvisamente l'asteroide, facendolo letteralmente esplodere (vorrei sottolineare che il bel disegno fu fatto da Roberto Baldini). Altri autori, invece, speculavano che gli asteroidi non fossero strutture coese, ma degli ammassi di sassi e quindi privi di una reale resistenza meccanica.
Eppure, c'era qualcosa che non mi convinceva in queste ipotesi: per quanto ragionevoli, si possono applicare a casi particolari, ma per fare una teoria generale della frammentazione in atmosfera occorreva sganciarsi dalle particolarità dei singoli oggetti. Dopo diversi tentativi, riuscii finalmente a elaborare una teoria adeguata, che pubblicai nel 2001. In questo caso, ancora una volta, lo studio del regime ipersonico mi diede la direzione giusta: infatti, in regime supersonico, la turbolenza viene soppressa, mentre in regime ipersonico, viene amplificata e questa amplificazione è proprio dell'ordine di grandezza giusto per spiegare la differenza notata tra la pressione dinamica e la resistenza meccanica del corpo cosmico.
Parallelamente, con Farinella (che poi scomparve prematuramente nel 2000), Longo e alcuni colleghi planetologi dell'Osservatori di Nizza e Poznan, decidemmo di effettuare uno studio completo della dinamica interplanetaria e atmosferica del corpo cosmico Tunguska: analizzando tutte le orbite possibili, arrivammo alla conclusione che c'era un 83% di probabilità di origine asteroidale (vedi articolo, che ebbe anche la copertina della rivista Astronomy & Astrophysics).
La teoria del 2001, che a tutt'oggi ritengo valida, contiene poi anche gli elementi necessari per prendere in considerazione che per Tunguska si sia staccato uno o più frammenti, che hanno poi formato il cratere Cheko e altri ancora da scoprire, e qualche aggiornamento in questa direzione è stato già fatto (si veda sul sito Tunguska99).
E siamo tornati a oggi, al 2008. Che succederà dopo? Se riusciranno a trovare i fondi necessari, Longo, Gasperini, Bonatti e tanti altri torneranno al lago Cheko per trivellare il fondo e cercare i resti del frammento del corpo cosmico di Tunguska e porre così la definitiva parola fine a questa entusiasmante e interessantissima impresa scientifica a cui ho avuto la fortuna e l'onore di partecipare e collaborare. Per quanto mi riguarda, vedo che sono stato fin troppo prolisso, per cui chiudo qui, sperando di non avervi annoiato troppo.

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