martedì 18 agosto 2009

MAXI è acceso e funziona bene

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(Prima luce di MAXI - Credits: MAXI Team)

MAXI, acronimo di Monitor of All-sky X-ray Image, è uno scanner ai raggi X per osservare continuamente tutto il cielo. E' uno strumento di costruzione giapponese, che è stato installato sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) in seguito alla missione STS-127 (seconda metà di luglio 2009). E' costituito da due rivelatori operanti nella banda dei raggi X: la Solid-State Camera (SSC) raccoglie fotoni con energia tra 0.5 e 10 keV, mentre la Gas Slit Camera (GSC) funziona tra 2 e 30 keV. E' in grado effettuare un'osservazione di tutto il cielo (all-sky survey) in circa 3 ore, cioè due orbite della ISS. Lo scorso 13 agosto è stato acceso e ieri ha effettuato la prima osservazione (prima luce), dando ottimi risultati (si veda anche il sito al RIKEN).

Questo inizio fa ben sperare per la prosecuzione del monitoraggio del cielo in questa banda energetica. Infatti, prima di MAXI, il monitoraggio avveniva grazie a due satelliti: Rossi X-ray Timing Explorer (RXTE), lanciato nel 1995 e Swift, che grazie al largo campo del rivelatore BAT può eseguire un monitoraggio nella banda dei raggi X tra 15 e 200 keV. Tuttavia, RXTE
inizia a dare segni di cedimento (tanto è che ne è previsto lo spegnimento) e Swift ha come obiettivo primario l'osservazione dei GRB (cosa che esegue in modo straordinario). Per cui, con lo spegnimento di RXTE si sarebbe creata una lacuna notevole nelle possibilità di monitorare il cielo ai raggi X. Oggi, grazie a MAXI, sembra che questa carenza non ci sarà e non c'è che da augurarsi che questo strumento abbia altrettanto successo di RXTE. I presupposti ci sono.

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